Moccipenso

Feb 9

Testamento

Sto leggendo l’editoriale di Rodotà (padre) su Repubblica… Cito:

2) L’inammissibile libertà. Dice il cardinale Ruini: “Preferisco parlare di una legge sulla fine della vita. La parola testamento implica infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto”. Il mutamento linguistico, dunque, rivela un capovolgimento concettuale e politico. Per quante perplessità il ricorso al termine “testamento” possa suscitare dal punto di vista tecnico-giuridico, esso esprime bene il fine che si vuol raggiungere. Testamento biologico, testament de vie, living will ci parlano di un “atto personalissimo”, in cui è sovrana la volontà dell’interessato.

Pensierino mio in riferimento alle parole di Ruini: Ma allora l’Antico e il Nuovo Testamento parlano di cose? Dispongono di cose? O non sono piuttosto la parola di qualcuno affidata a qualcun altro? O, come mi insegnavano al Catechismo, sono un’Alleanza?

Certo, la vita non è un oggetto, ma appartiene sicuramente alla sfera più intima dell’interessato che, com’è ormai chiaro, giuridicamente può disporne e ne dispone. Quando, invece, si parla di una legge sulla fine della vita, il legislatore non si fa signore della morte, perché questo è un evento naturale sul quale nessuno può intervenire. Si impadronisce del morire, che è vicenda umana, alla quale si pretende di imporre regole autoritarie, incuranti delle ragioni della coscienza di ciascuno.
[…]
3) Un “pieno” di diritto. Si è detto, e si continua a ripetere, che una legge è comunque necessara, perché bisogna colmare un pericoloso vuoto legislativo. Per l’ennesima volta invito a leggere la sentenza della Corte di Cassazione dell’ottobre 2007, la decisione centrale per il caso Englaro, che mostra rigorosamente come il diritto al rifiuto di cure, anche per il futuro, sia solidamente fondato su norme costituzionali, su convenzioni internazionali ratificate dall’Italia (non quella sui disabili, abusivamente richiamata nell’atto di indirizzo del ministro Sacconi), su articoli della legge sul servizio sanitario (e del codice civile, come quelli sull’amministrazione di sostegno per gli incapaci).

Siamo di fronte a un “pieno” di diritto, che si vuole “svuotare” con una mossa restauratrice, invece di integrarlo con poche, semplici norme che rendano più agevole e sicuro l’esercizio di un diritto che, lo ripeto, già esiste, non è un’inaccettabile creazione giurisprudenziale.

L’argomento del far west lo conosciamo e ha sempre prodotto danni, come dimostra tra l’altro la pessima legge sulla procreazione assistita, che davvero ha prodotto un far west legato ad un “turismo procreativo”, che nasce da un proibizionismo cieco e rende più difficile la vita delle persone, delegittimando ai loro occhi una legge che sono obbligati ad aggirare.

Se la turbolegge passerà, ponendo le premesse per una normativa proibizionista sulla fine della vita, si daranno incentivi al turismo “eutanasico”, alle pratiche clandestine già tanto diffuse. Verrà così santificata la doppia morale - fate, ma senza clamore e scandalo. E saranno sconfitti tutti quelli che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto, come ha dolorosamente voluto Beppino Englaro, un eroe civile al quale nessuno dedicherà un film come ha fatto la civilissima America per le storie di Erin Brockovich e Harvey Mills.