Metafore...
Cito da Repubblica: «Ma adesso in barca tutti sanno che le due amiche, Ester e Luam, sono incinte, anche se non lo dicevano perché la gravidanza era cominciata in Libia, nella casa dei mercanti d’uomini, tra le minacce e la paura.»
Mi prendo la briga e quindi la responsabilità di fornire una piccola potenziale appendice esegetica al passo in questione. Dunque: «tra le minacce e la paura» dovrebbe essere più che verosimilmente inteso come STUPRO. Il silenzio sulle gravidanze altrettanto probabilmente è dovuto al fatto che spesso i suddetti «mercanti d’uomini» fanno abortire le donne già… minacciate e impaurite (vd. supra) a suon di calci nella pancia.
Le ardite perifrasi non cambiano l’orrore dei fatti. Ma queste forse sono solo mie congetture. Forse le cose non stanno così in questo caso, ma in molti altri sono andate così. Ho molto ammirato il tentativo di restituire pubblicandola una storia a quelli che rischiano di rimanere corpi alla deriva, vivi o morti che siano. Di dare loro di nuovo umanità.
Ma quelle due ragazze sono morte. Che almeno si sappia del loro dolore, tutto. E che se ne conservi memoria. Si pecca anche di omissione.

